Storia della stampante, dal geroglifico al 3D - Parte 1

venerdì 9 maggio 2014

In principio furono segni e geroglifici, simboli lasciati al tempo, di notevole significato storico, che hanno raccontato e raccontano fino ad oggi l'evoluzione della nostra specie. Naturalmente nell'era moderna pensare di scrivere su pietra o su lunghi papiri non può che far sorridere, ma la prima forma di stampa dei nostri antenati era proprio questa. Ad oggi la più amata tra le periferiche è la stampante, indispensabile alleata sia nell'uso home e ancor più in quello office, che negli anni ha subito numerose modifiche per adattarla ad un utilizzo sempre più versatile.

Nasce la stampante.

La stampante digitale, ovvero quella che utilizza un procedimento elettronico, un input, per creare un ponte di comunicazione tra computer e stampante, nasce nel 1969 dall'idea di Gary Starkweather, che, nei laboratori Xerox, creò la prima stampante con tecnologia laser. Perfezionata negli anni a seguire, venne messa in commercio solamente nel 1981 anche se con costi proibitivi.
In contemporanea però anche la IBM aveva messo a punto il suo prototipo; il suo modello "3800", era più costoso e ingombrante di quello marchiato Xerox (la Star 8010 Xerox, modello immediatamente successivo a quello di Starkweather, era destinata al grande pubblico ma costava ben 17.000$)

La vera evoluzione di mercato arrivò con HP, nel 1984, che, ben tre lustri dopo l'invenzione di Starkweather, produsse una stampante di uso comune. Ma nel frattempo molto era cambiato. Soprattutto grazie all'avvento del personal computer, ma anche allo sviluppo al compartimento software, con elaboratori grafici e di testo, che permisero di semplificare e rendere alla portata di tutti procedimenti macchinosi che erano rimasti confinati per lungo tempo tra le mura delle aziende tipografiche. Pensare di possedere un personal computer e una stampante in casa propria diventò via via un pensiero comune quasi quanto quello di possedere un automobile.

La tecnica di stampa e il processo di automazione.

In tema di tecnica di stampa, l'idea di Johann Gutenberg, padre della stampa a caratteri mobili dovette evolversi. Da una stampa di solo testo infatti, si è passati ad una produzione di stampe di ogni genere, immagini, grafici e testi che possono essere prodotti in maniera creativa e impressi su diversi tipi di materiali. Software per il word processor, database o desktop publishing, hanno soppiantato il disegno e la calligrafia, dando vita ad una stampa commerciale rivolta al pubblico che ha valorizzato l'aspetto dell'automazione più che quello della creatività. In altre parole, un potente mezzo quale è la stampa digitale ed il suo valore antropologico potevano accrescere un livello personalizzazione degli utenti anziché crearne un uso seriale. Se pensiamo alla stampa a caratteri mobili di Gutenberg, la sua tecnica era molto semplice e riproducibile con facilità ed in questo senso molto più creativa. Lo strumento informatico e, conseguenzialmente, la stampa, richiedono invece delle conoscenze tecniche che l'utente medio non possiede: per stampare un prodotto dovrà fare affidamento ad un processo creativo che passa da personal computer e stampante. Se ne comprende dunque (ma non sempre) l'utilizzo, ma non il funzionamento. Le idee di stampa devono adattarsi a quelli che sono i mezzi per realizzarle. Ciò nonostante la stampa digitale è un'innovazione che ha cambiato il mondo al pari della fotografia, ma di cui molto spesso non siamo consapevoli. Avete mai fissato una vetrina e pensato che tutte le immagini che vedete riprodotte, adesivi, cartonati, ecc. sono i risultati finali di un procedimento di stampa?

I mille usi della stampa digitale.

Le stampanti a getto d'inchiostro funzionano, in maniera molto semplificata, sulla base di una spinta dell'inchiostro che fuoriesce da un ugello. Tale spinta è generata dal vapore che si forma dal riscaldamento dell'inchiostro stesso, fino a raggiungere la temperatura che consente la vaporizzazione del solvente in esso contenuto.
Con questa tecnica è possibile stampare di tutto e su molteplici materiali, lo sa bene chi si occupa di marketing.
Tornando all'inconsapevolezza (che l'uomo nutre sempre verso ciò che gli è familiare) nessuno di noi si concentra sull'uso, alcune volte spasmodico, che viene fatto di taluni strumenti.
Se entriamo in un supermarket, anche di piccole dimensioni, noteremo come tutto ciò che ci circonda ha subito, almeno in parte un procedimento stampato. Le insegne, cartelloni, marchi, indicazioni, packaging, divise e volantini sono tutte cose che si possono realizzare o personalizzare grazie alla stampa. Nessun marchio avrebbe avuto tanta importanza se non fosse stato possibile realizzarlo in maniera seriale. Il carattere distintivo dei brand non si sarebbe sviluppato se non fosse possibile riprodurre marchi su diversi materiali e in diverse dimensioni.

 
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